Dalla taumaturgia regia al complottismo: genealogia del pensiero magico nel potere politico

Marc Bloch, il pensiero magico‐politico e la fragilità epistemica delle democrazie

«Comprendere significa anzitutto cogliere la vita interiore di un’epoca – i suoi simboli, le sue paure, la sua sete di ordine»
— Marc Bloch, Les Rois Thaumaturges (1924)

1. Un’introduzione necessaria

In un tempo che ama proclamarsi post‑ideologico, iper‑razionale e dominato dai codici algoritmici, continuano a germogliare narrazioni che riportano l’immaginario collettivo a una grammatica prescientifica, popolata da forze occulte, piani segreti ed eroi carismatici investiti di un’aura salvifica. Il successo elettorale di leader pronti a cavalcare queste retoriche indica che la mentalità simbolico‑magica non è un fossile del medioevo, bensì un dispositivo ancora operativo all’interno delle democrazie tardomoderne.

2. Il laboratorio storiografico di Bloch

Nell’opera monumentale I re taumaturghi, Marc Bloch dimostra come dalle prime monarchie capetingie sino all’Illuminismo la Francia e l’Inghilterra abbiano riconosciuto ai propri sovrani un potere di guarigione sullo “stato di malattia” attraverso il tocco regale. La ricostruzione di Bloch non è meramente aneddotica: lo storico analizza dossier agiografici, cronache, protocolli cerimoniali e scritti medici per decifrare la funzione politica di quel rito. Il sovrano, collocato all’incrocio fra sacro e secolare, stabiliva un ordine verticale che rassicurava il corpo sociale convertendo l’angoscia somatica in legittimazione del potere.

3. Un’icona contemporanea: la “preghiera” della Casa Bianca

Dopo il giuramento – il neo‑presidente Donald Trump si lasciò ritrarre nello Studio Ovale circondato da un drappello di capi spirituali e leader di comunità carismatiche: mani protese sul suo capo, occhi chiusi in atto di invocazione, un cromatismo fotografico studiato per diffondere l’immagine di un’”investitura” superiore. L’operazione sfruttava la medesima tecnica simbolica che Bloch individuava nei regni medievali: trasferire carisma politico mediante un gesto rituale, rendendo plausibile la narrazione di un capo chiamato a una missione redentrice contro poteri oscuri. Non stupisce, allora, che i sondaggi Gallup‑Pew (2021‑2024) attestino che fra il 30 e il 35 % degli elettori trumpiani attribuiscano un certo credito a storie di élite globali dedite al dominio occulto.

4. Architettura cognitiva del complotto

Il perdurare di queste credenze è spiegabile attraverso una catena di bias cognitivi:

  • Bias di conferma (Kahn & Tversky): filtrare dati compatibili col proprio schema mentale.
  • Agency bias: attribuire intenzionalità ad eventi complessi o casuali.
  • Effetto Dunning‑Kruger: sopravvalutare la propria competenza interpretativa.
  • Patternicity (Shermer): configurare trame dove esistono solo correlazioni spuri‑e.
  • Riduzione della dissonanza (Festinger): quando le profezie falliscono, la narrazione si adatta introducendo post hoc razionalizzazioni.

Questi meccanismi, convogliati nella camera d’eco algoritmica dei social network, creano micro‑mondi impermeabili alla confutazione empirica. Il risultato è una forma di taumaturgia digitale in cui il leader carismatico promette guarigione morale e restituzione dell’ordine.

5. Democrazia, ecosfera informativa e igiene epistemica

Le democrazie liberali sopravvivono grazie a barriere cognitive ed etiche: pluralismo mediatico, verifica dei fatti, alfabetizzazione statistica, istituzioni trasparenti. Dove queste barriere si indeboliscono, l’homo credens torna a riempire il vuoto con spiegazioni primitive che favoriscono imprenditori politici dell’angoscia.

Occorre dunque: 1. Rafforzare la didattica dell’incertezza: insegnare il metodo scientifico come pratica di controllo degli errori. 2. Promuovere biblioteche digitali open‑access, dati pubblici e piattaforme di fact‑checking indipendenti. 3. Coltivare la tolleranza discorsiva: la libertà di espressione non deve essere confusa con la libertà di manipolare. 4. Integrare nei curricula la media literacy e la logica statistica, onde disinnescare l’uso politico della paura.

6. Conclusione: la lunga durata dell’irrazionale

Marc Bloch ci ammonisce a non sottovalutare l’inerzia delle mentalità. Il tocco del sovrano e la “preghiera” dello Studio Ovale appartengono alla medesima genealogia simbolica: trasformare l’incertezza in salvezza attraverso un atto rituale che legittima il potere. Solo una cultura civica fondata sulla conoscenza critica e sulla responsabilità dialogica può arginare l’eterna tentazione del complotto, ovvero quel “fango della mentalità primitiva” che, lungi dall’essere scomparso, attende sempre nuovi taumaturghi per tornare a fiorire.



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